Libera – Libertà 3-1

L’autore e mantenitore di questo blog, Cevasco Paolo, ha riferito in questo articolo esclusivamente fatti di cui è stato testimone e parte in causa o in merito ai quali ha ricevuto notizie certe, senza intenzione di offendere  persona alcuna. Se alcune delle notizie qui riportate risultassero erronee, cosa che finora non gli risulta, ne chiede  scusa agli interessati, pronto, come finora ha fatto, a pubblicare qui tutte le rettifiche e le precisazioni del caso, secondo le modalità che chi gliele invia avrà la gentilezza di suggerirgli. Ribadisce tuttavia che tanto a lui quanto al prof. Ponte è stata assicurata la presenza di un’equa rappresentanza delle opinioni presenti nel dibattito pubblico, rappresentanza che poi, per motivi che ciascuno è libero di ricostruire come meglio crede, durante l’assemblea non si è di fatto verificata. L’esposizione dei fatti riferiti resta fondata su quello che so e che sono in grado di documentare; pertanto non muta fino a evidenza contraria. Per le opinioni liberamente espresse, naturalmente esposte a errore umano, non sono da elevare scuse a chicchessia, dal momento che esse sono tutelate dalla legge: non un solo aggettivo connotativo viene accostato a persone, se non per caratterizzarne le opinioni, mai le azioni. Ove avessi male interpretato azioni e parole altrui, ossequio al vero e carità cristiana mi impongono di chiederne scusa agli interessati, benché io in coscienza non veda tuttora che cosa io abbia male interpretato o chi abbia motivo di dolersi di una esposizione di fatti di pubblica evidenza, costatati da un numero assai elevato di testimoni oculari ed auricolari, ovvero relativi a comunicazioni dirette intercorse tra me e la vicepresidenza dell’istituto – comunicazioni liberamente concesse a seguito di una libera accettazione della collaborazione da me offerta per contattare il relatore -.

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Chiunque si imbatta in questo post potrà avere almeno la soddisfazione, se studia al Parentucelli o all’Arzelà, di capire la trappola in cui suo malgrado è stato gettato, insieme alla correttezza istituzionale e alla democrazia e rappresentatività dei dibattiti pubblici. Due settimane fa i rappresentanti degli studenti a seguito di contatto verbale col sig. Davide Vairani di Ortonovo mi fanno sapere di essere in cerca di relatori per l’assemblea di istituto che difendano le posizioni critiche circa la teoria gender e le adozioni a coppie omosessuali. Non senza fatica io ed alcuni miei amici riusciamo a contattare quella che sul tema è senza dubbio una personalità di grande autorevolezza, il prof. Giorgio Ponte, volto televisivo apparso a Le Iene, su Tv2000 e su molte altre testate e canali media, nonché docente universitario, scrittore e blogger di successo. Il prof. Ponte accetta di venire solo dopo che la vicepreside prof.ssa Giambò dà le più ampie rassicurazioni che i relatori saranno in numero pari tra contrari e favorevoli ad adozioni a coppie dello stesso sesso e ideologia gender. Ho conservato sul mio cellulare i messaggi. Più volte richiesta di fornire garanzie in merito, la prof.ssa Giambò dichiara che la relatrice “scientifica”, la psicologa sig.ra Rognoni, contattata dalla prof. di Religione Angela Diamanti, è su posizioni simili a quelle del prof. Ponte e quindi non si corre alcun rischio di un dibattito sbilanciato. Io mi permetto di segnalare che all’occorrenza posso mettere in contatto la scuola con esperti in ambito psicologico, medico, giuridico, ma la professoressa Giambò rassicura imperterrita. Con qualche ombra di sospetto ci fidiamo: oserà il liceo di Sarzana esser tanto villano verso un relatore così onesto e credibile, che viene da lontano per parlare agli studenti?

Arriva il giorno dell’assemblea. L’ineffabile signora Rognoni si rivela uno stanco megafono dei saggi pseudoscientifici, delle stinte baggianate ideologiche, dei dati truffaldini che le associazioni omosessualiste, incuranti del ridicolo, diffondono nelle loro azioni di propaganda, lautamente foraggiate dalle multinazionali. Il prof. Ponte si ritrova da solo e ciò malgrado la forza gentile e amorevole della sua testimonianza è l’unica che suscita attenzioni e domande. Agli altri nessuno chiede niente, visto che sono gli uomini sandwich, il copy and paste di ciò che il Potere ha deciso che dovete credere. Se fossi uno studente mi chiederei: chi ha mentito a chi cercava di dare una mano a organizzare l’assemblea e dunque a voi e al vostro diritto a essere informati correttamente? 

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Nell’intento di assicurare almeno qui la parità di voci che altrove si trova il modo di smorzare, l’amministratore di questa pagina mette volentieri a disposizione all’interno del post la contestazione dei fatti da lui esposti indirizzatagli quasi gentilmente dalla dirigente di istituto e da un docente. Già immediatamente approvata nella sezione ‘Commenti’, la replica potrebbe non esser notata né letta da chi legga solo il testo dell’articolo senza aprire la pagina specifica. Egli adempie con lietezza divertita a questo interiore ammonimento dell’amor di libertà, pur rimanendo convinto di aver esposto solo fatti concreti, di cui è stato parte in causa, laddove nella replica il merito circoscritto ed evidente dell’accaduto viene evitato con cura. Si tenga presente che la prima riga della replica contiene un errore: leggasi videatur, congiuntivo presente di videor, anziché videatus, forma inesistente nella lingua dei Padri della Chiesa.

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« RESPONDE STULTO IUXTA STULTITIAM SUAM, NE SIBI SAPIENS VIDEATUS (PR 26, 5)

RISPONDI ALLO STOLTO SECONDO LA SUA STOLTEZZA PERCHÉ EGLI NON SI CREDA SAGGIO
Sebbene sia lodevole la pazienza anche nelle parole contrarie che ci riguardano, è opportuno, in certi casi, respingere le ingiurie: per il bene di chi insulta, affinché cessi da tale atto, e in secondo luogo per il bene che potrebbe venire compromesso dagli insulti (S. Th., II-II, q. 72, a. 3).

Gli studenti di questo Istituto eleggono democraticamente i propri rappresentanti i quali, attraverso l’assemblea dei delegati degli studenti, si riuniscono una volta al mese e votano gli argomenti da trattare nelle assemblee d’istituto e delegano ai rappresentanti d’istituto la scelta dei relatori da invitare e l’organizzazione generale dell’evento. Il dirigente scolastico riceve la proposta degli studenti e, se non contrasta con le leggi dello Stato e con il regolamento d’Istituto, la approva avendo cura di garantire la libertà di apprendimento di tutti gli studenti nel rispetto, costituzionalmente garantito, delle opinioni di tutti (art. 15 regolamento d’Istituto – art. 3 Costituzione della Repubblica Italiana).

I rappresentanti delle singole classi avevano chiesto di poter organizzare un’assemblea d’istituto sul tema “unioni civili e adozioni coppie omosessuali” per mercoledì 25 Novembre. Come d’abitudine nella nostra scuola, si è provveduto a dare voce alle varie opinioni mediante l’invito di un rappresentante qualificato. I ragazzi e le ragazze hanno partecipato con interesse e hanno interagito in modo proficuo con i vari interlocutori.

Questi sono i fatti puri e semplici di quanto è avvenuto mercoledì scorso all’Istituto Parentucelli-Arzelà. Spiace che qualcuno abbia voluto costruire sopra questo avvenimento della nostra scuola una teoria del complotto che trasuda un malcelato livore personale per alcuni validi membri del nostro corpo insegnante accusati di aver mentito agli studenti e per la scuola stessa che è qualificata in modo anche peggiore, oltretutto da chi non essendo stato presente all’assemblea ritiene, cionondimeno, di poter scagliare i dardi divini di giudizi definitivi e definitori della dignità e della professionalità dei nostri docenti….per sentito dire!

Questa scuola crede nel valore della verità, che riesce a trionfare prescindendo dal ricorso alla violenza, sia fisica che verbale, proprio perché è la verità. Questa scuola crede nella ragionevolezza e nell’incontro con le opinioni di tutti e non si tira indietro, pur nel rispetto fondamentale per ogni uomo – e non solo per alcuni – e ogni espressione di pensiero, di fronte ad ogni occasione di confronto che permetta di comunicare in modo sereno e pacifico e di lavorare, nel tutto dell’unica ragione con le sue varie e insopprimibili dimensioni, a servizio della comune responsabilità per il suo retto uso all’interno dell’universitas scientiarum.

Questi sono i valori che ci sforziamo quotidianamente di trasmettere ai nostri studenti. Ogni altra motivazione e teoria appartiene al genere della fantascienza o, eventualmente, della farsa, ma è del tutto estranea al modo di lavorare di questa scuola.
Vilma Petricone

Ignazio Raineri»

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16 pensieri su “Libera – Libertà 3-1

  1. RESPONDE STULTO IUXTA STULTITIAM SUAM, NE SIBI SAPIENS VIDEATUS (PR 26, 5)
    RISPONDI ALLO STOLTO SECONDO LA SUA STOLTEZZA PERCHÉ EGLI NON SI CREDA SAGGIO

    Sebbene sia lodevole la pazienza anche nelle parole contrarie che ci riguardano, è opportuno, in certi casi, respingere le ingiurie: per il bene di chi insulta, affinché cessi da tale atto, e in secondo luogo per il bene che potrebbe venire compromesso dagli insulti (S. Th., II-II, q. 72, a. 3).
    Gli studenti di questo Istituto eleggono democraticamente i propri rappresentanti i quali, attraverso l’assemblea dei delegati degli studenti, si riuniscono una volta al mese e votano gli argomenti da trattare nelle assemblee d’istituto e delegano ai rappresentanti d’istituto la scelta dei relatori da invitare e l’organizzazione generale dell’evento. Il dirigente scolastico riceve la proposta degli studenti e, se non contrasta con le leggi dello Stato e con il regolamento d’Istituto, la approva avendo cura di garantire la libertà di apprendimento di tutti gli studenti nel rispetto, costituzionalmente garantito, delle opinioni di tutti (art. 15 regolamento d’Istituto – art. 3 Costituzione della Repubblica Italiana).
    I rappresentanti delle singole classi avevano chiesto di poter organizzare un’assemblea d’istituto sul tema “unioni civili e adozioni coppie omosessuali” per mercoledì 25 Novembre. Come d’abitudine nella nostra scuola, si è provveduto a dare voce alle varie opinioni mediante l’invito di un rappresentante qualificato. I ragazzi e le ragazze hanno partecipato con interesse e hanno interagito in modo proficuo con i vari interlocutori.
    Questi sono i fatti puri e semplici di quanto è avvenuto mercoledì scorso all’Istituto Parentucelli-Arzelà. Spiace che qualcuno abbia voluto costruire sopra questo avvenimento della nostra scuola una teoria del complotto che trasuda un malcelato livore personale per alcuni validi membri del nostro corpo insegnante accusati di aver mentito agli studenti e per la scuola stessa che è qualificata in modo anche peggiore, oltretutto da chi non essendo stato presente all’assemblea ritiene, cionondimeno, di poter scagliare i dardi divini di giudizi definitivi e definitori della dignità e della professionalità dei nostri docenti….per sentito dire!
    Questa scuola crede nel valore della verità, che riesce a trionfare prescindendo dal ricorso alla violenza, sia fisica che verbale, proprio perché è la verità. Questa scuola crede nella ragionevolezza e nell’incontro con le opinioni di tutti e non si tira indietro, pur nel rispetto fondamentale per ogni uomo – e non solo per alcuni – e ogni espressione di pensiero, di fronte ad ogni occasione di confronto che permetta di comunicare in modo sereno e pacifico e di lavorare, nel tutto dell’unica ragione con le sue varie e insopprimibili dimensioni, a servizio della comune responsabilità per il suo retto uso all’interno dell’universitas scientiarum.
    Questi sono i valori che ci sforziamo quotidianamente di trasmettere ai nostri studenti. Ogni altra motivazione e teoria appartiene al genere della fantascienza o, eventualmente, della farsa, ma è del tutto estranea al modo di lavorare di questa scuola.

    Vilma Petricone
    Ignazio Raineri

  2. Violenza verbale e intellettuale è quella di chi invita a parlare persone assicurando con simulata cortesia condizioni delle quali si ride tra sé e sé e che alla prova dei fatti non garantisce. Nell’impartire lezioni di galateo, anziché smentire o assumersi i fatti riferiti, si dà prova, tra aggettivi connotativi degni del Fatto Quotidiano e di simile prosa questurina, di quel livore che bizzarramente si attribuisce a chi, offertosi di dare una mano, è stato invitato a farlo dagli organizzatori dell’assemblea stessa: per chi quei fatti ha semplicemente raccontato per la parte da lui vissuta o per quella che il relatore principale gli ha riferito, questa è già una piena ammissione e tanto basti. Si risponde poi con citazioni da filosofi altrimenti mai compulsati e con prelievi testuali dal Regolamento di Istituto: grazie, cari, ma a downloadare da parentucelli.com ci si riusciva anche senza il Dottore Angelico (a proposito, se vi interessasse leggere anche altre righe oltre le quattro che avete qui citato e che rappresentano il vostro debutto assoluto in tale ambito, vi rimando al mio saggio ‘Il corpo cristiano’, ed. Rubbettino, e al commento alle Quaestiones de Veritate che in esso si trova). Nel genere farsa si potrebbero più degnamente collocare assemblee in cui qualcuno assegna le parti da rappresentare e in cui poi il figurante, chissà perché, cangia d’abito e di campo perché il mondo, lo sappiamo, è un gran teatro. Su una cosa sola concordo con gli illustri (?) glossatori. La Verità trionfa perché ha trionfato sul Gòlgota, malgrado i nonviolenti, arcibuoni e arcigai membri del Sinedrio, malgrado le assemblee di istituto a radiocomando e la lingua di legno della correctness con daga dietro la schiena. Se fosse per «l’unica ragione con le sue varie insopprimibili dimensioni», soprattutto se spunta da sotto un grembiule o se un compasso ne traccia un diagramma entro un fatidico Luogo, staremmo freschi, capisc’a mme’. Felice Natale di Gesù a tutti.

  3. Amor di verità non chiede di modificare la propria versione dopo che incautamente ci si è esposti a eventuale accusa di diffamazione per aver accusato e nominato per ben quattro volte una collega rea di aver aiutato gli studenti nella preparazione dell’Assemblea ed eliminato la chiosa del nomen omen sulla prof.ssa Diamanti. Chi si ritiene nel giusto non modifica i testi pubblicati ma li sostiene anche a rischio di una denuncia. Vilma Petricone

    • Spiace dover correggere la citazione, di cui comunque ringraziamo di cuore, trattandosi di un beatissimo padre della chiesa latino. Il testo recita invero: «cum quidam adortus esset hominem contumeliis, qui non ad uerae uirtutis usum ad superbam gloriam falsum sibi philosophi nomen induerat, adiecissetque iam se sciturum an ille philosophus esset si quidem inlatas iniurias leniter patienterque tolerasset, ille patientiam paulisper assumpsit acceptaque contumelia uelut insultans: ‘iam tandem’, inquit, ‘intellegis me esse philosophum?’ tum ille nimium mordaciter: ‘intellexeram’, inquit, ‘si tacuisses’». Benissimo, coscienza cristiana ben formata non può che approvare.
      Ma nessuno, così ci sembra, si è arrogato alcun ‘philosophi nomen’, né ‘superbam gloriam’ petivit. Visto che però – e ne leviamo lodi al Signore – andate a cogliere nel prato fiorito del Medioevo, alto e basso, le vostre auctoritates – rivelando per le letture filosofiche gusto assai più felice che in altri àmbiti -, suppongo ed auspico si possa trovar pace appunto in Boezio, comune maestro e paladino indubbio dello ius naturae, che nel libro istesso da voi citato, proprio sul finale, così eleva le sue lodi alla provvidenza e alla Trinità:
      «hic [il Verbo Amore] et coniugii sacrum
      castis nectit amoribus (…)
      O felix hominum genus,
      si vestros animos amor
      quo caelum regitur regat!»
      Nella speranza di ritrovarci in Avvento a celebrare quest’amor che, così come regge il cosmo, dovrebbere reggere le caste nozze secondo natura degli uomini, vi porgo i miei saluti più affettuosi.

  4. Purtroppo non ero presente alla conferenza…ma visto che leggo qui che le “associazioni omosessualiste’ diffonderebbero ” stinte baggianate ideologiche, dei dati truffaldini, incuranti del ridicolo, diffondono nelle loro azioni di propaganda, lautamente foraggiate dalle multinazionali” vorrei fare presenti, io, una serie di “baggianate” espresse in molte delle conferenze tenute dal prof Ponte (tutte rigorosamente senza contraddittorio).

    Il prof Ponte, descrive l’omosessualitá come una esperienza di sessualitá sfrenata, di rapporti occasionali e disgiunti da una dimensione affettiva stabile, come una ricerca continua ed insaziabile di qualcosa che non può essere raggiunto. Anzicchè parlare della SUA esperienza della omosessualitá, ripete OGNI VOLTA che questa è la realtá omosessuale

    Parlando degli eterosessuali, sarebbe come se qualcuno dicessi “TUTTI gli etero vanno con le prostitute (9 MILIONI DI CLIENTI in Italia), tradiscono le mogli (1/3, secondo statistiche in Italia) quando non le picchiano, e frequentano locali per scambisti”. Fino a poco più di 60 anni fa nel nostro paese esistevano i casini. Andare a prostitute è una scelta personale di alcuni che scelgono di vivere in questo modo (malato) la propria sessualità, non è una caratteristica della condizione eterosessuale in se’. Lo stesso vale per la triste sequenza di rapporti sessuali compulsivi ai quali il prof Ponte riduce la condizione omosessuale. Questa è stata la SUA esperienza dell’omosessualitá, quella che lui ha scelto di fare, non E’ l’omosessualitá! Ci sono migliaia di omosessuali che vivono relazioni serene, monogame, mature relazioni affettive per tutta la vita. Andare in giro a rappresentare la comunitá omosessuale, oltre ad essere falso, è offensivo per tutte quelle persone che vivono queste relazioni e le vedono paragonate alle depravazioni del prof Ponte.

    Grazie.

    • Grazie a lei del commento. Per quel che conta, la mia modesta opinione è che l’omosessualità militante e aggressiva è spesso connessa a circuiti cultural-ricreativi in cui la sessualità compulsiva assume il ruolo di rito di identificazione: su questo convergono molte – non tutte – testimonianze di omosessuali fieri di esserlo ( Ian Mc Kellan) e di ex omosessuali. Tuttavia gli argomenti addotti di solito per negare l’adozione a coppie omosessuali resterebbero tutti in piedi anche se dalle statistiche risultasse che gli omosessuali fossero il gruppo sociale più virtuoso e fedele al mondo. Cordiali saluti, sig. Di Marco

  5. Non ho ben capito un paio di dati. Il prof. Ponte insegna religione cattolica in una scuola media pubblica, su incarico della Curia. Dove risulta che sia un docente universitario? In quale università? E la grande autorevolezza, da dove viene fatta provenire? Non ha alcuna qualifica scientifica o accademica su nessuna delle discipline che ha utilizzato: psicologia, sociologia, antropologia, psichiatria, pediatria, diritto. Come vengono dati tutti questi titoli al signor Ponte? Grazie.

    • Gentilissimo, mi dispiace per lei ma il prof. Ponte, oltre all’incarico da lei puntualmente segnalato, è anche Tutor presso il Corso di Alta Formazione di Scrittura creativa dell’Università Cattolica di Milano. Personalmente ritengo poi che la sua autorevolezza sia risultata in modo nitido da quella che mi raccontano essere stata una testimonianza pacata, documentata e ricca di spunti di riflessione; la prima autorevolezza è quella dei nostri atti e delle nostre idee comunicate con rispetto e convinzione: suppongo che su questo possiamo trovarci d’accordo. Inoltre il prof. Ponte è autorevole anche perché in quanto omosessuale è in grado di avvicinarsi a questo tema con la forza, oltre che degli argomenti, di una testimonianza in proprio che nessuno può tacciare di indifferenza culturale od affettiva verso gli omosessuali. In ultimo, il prof. Ponte è stato invitato a dibattiti ed eventi comunicativi di rilievo nazionale, caratteristica che – me lo concederà – contraddistingueva solo lui tra i più e meno illustri discussants dell’assemblea. Voglia gradire i miei auguri di un Natale liturgico abbondante di grazie spirituali e partecipazione ai divini sacramenti, per lei e famiglia (tradizionale, mi auguro)

      • Sono felice di leggere che Giorgio Ponte NON insegni in università ma sia stato solamente indicato come aiutante, senza alcun esame di stato ne commissione accademica, un incarico che non è di docenza ne di ricerca scientifica in ambito accademico. I tutor, spesso, sono studenti appena laureati. In ambito educativo si chiama peer-education. Quindi rimane un docente di religione nelle medie.
        Mi dispiace per la confusione: l’autorevolezza non viene dal provare qualcosa. Nessun eterosessuale è autorevole sull’eterosessualità per il fatto di esserlo. Altrimenti il mostro di Firenze, Bernardo Provenzano e pure il cardinale Angelo Bagnasco sarebbero ipso facto autorevoli su eterosessualità, virilità, famiglia ed educazione. Ma so che anche lei pensa che non è assolutamente così. Che poi l’autorevolezza derivi dall’avere amici che ti invitano a eventi senza alcuna credenziale scientifica, sorvolo per carità umana sulla questione. Anche io in tenera età venivo invitato a riunioni pubbliche di amici e questo non faceva di me uno scienziato autorevole.
        No, decisamente, Ponte è un signore qualsiasi, incompetente in tutte le discipline che cita a sproposito (psicologia evolutiva, psichiatria infantile, sociologia della famiglia, sociologia dei processi culturali, antropologia culturale, pediatria, pedagogia delle differenze di genere), basta ascoltarlo per vedere come non sia in grado di padroneggiare nessuno dei concetti che utilizza. Un signore che usa senza conoscerla, la terminologia scientifica delle discipline empiriche, nelle quali, guarda caso, non è laureato. Mi spiace che qualcuno le abbia detto che Ponte sia documentato. Evidentemente non conosce la comunità di cui Ponte millanta di aver fatto parte.
        La mia famiglia celebra Hannukah, Natale, la Festa della Luce e il Solstizio d’Inverno. Grazie per il pensiero.

      • Se la laurea in «discipline empiriche» fosse prerequisito necessario per esprimersi sull’omosessualità, i tre relatori – 2 più un rinforzino psicologico gentilmente messosi a disposizione con più zelo che scienza – che difendevano le unioni omosessuali ne erano sprovvisti quanto e più del prof. Ponte. Il quale per inciso, in quanto tutor di un corso di scrittura creativa dove il fare è ben più importante dell’ascoltare, svolge la funzione di docente secondo l’etimologia e sintassi latina del termine, participio presente del verbo ‘insegnare’. Quanto alle sue poco sorvegliate e poco urbane illazioni sulla biografia del prof. Ponte e alle parole con le quali acidamente sminuisce le occasioni in cui ha potuto comunicarsi al grande pubblico, non è difficile comprendere la sorpresa un po’ astiosa di chi non si aspettava che a dialogare con passanti e psicologi della Asl intervenisse, per spirito di servizio, un testimone noto e stimolante, oltre che garbatissimo nei confronti di tutti. Comunque, caro sig. Galvani, dopo una prima puntualizzazione pacata, lei è trasceso a toni un poco lividi, glielo dico amabilmente. Continuo ad augurare un Avvento e un Natale del Signore autenticamente santi, che a questo punto pregherò fecondi di conversione. Nel frattempo, in attesa e nella speranza che la Verità abbracci anche lei, non festeggi ricorrenze legate ad esseri che nega in teoria e in pratica. Perde tempo e fiato preziosi, di cui la causa che tanto la infiamma suppongo abbia grande bisogno.

      • Ci giri intorno quanto vuole, usi l’etimologia latina del verbo educere. rimane il dato FALSO che Ponte sia un docente all’università. Chi insegna all’università fa un esame di stato, un concorso e fa pubblicazioni scientifiche. Ponte non ha NESSUNA di queste caratteristiche. Punto.
        Sui toni lividi e le forme urbane, mi perdoni se preferisco l’etica all’urbanità di chi ha MENTITO sulle docenze universitarie del saccentello che usa un linguaggio che non gli appartiene, inclusa la storiella psicoanalitica della “ferita affettiva”, una baggianata accantonata dalla psicoanalisi da almeno trent’anni. Quando smetterà di MENTIRE sulla professione di Ponte, potrà permettersi il lusso di spiegare quanta scienza (che neanche lei possiede) possieda quell’omuncolo di nessun valore etico.
        E la prego, non si renda ridicolo ulteriormente con la scusa degli auguri solo per fare il moralista su come gli altri festeggiano le festività. Non devono rendere conto a lei, ne il suo modo è quello giusto, trattandosi di amici invisibili mai dimostrati.
        Cresca, che l’età per farlo l’ha passata da un pezzo.

      • Veramente il verbo sarebbe docēre. Buone feste di…com’è che dite voi amici visibili? Vabbe’, buone feste comunque, magari con un pizzico di calma e di educazione in più.

      • “veramente il verbo sarebbe…” non smetto di ridere. nascondersi dietro l’etimologia quando la becco a mentire. spero di cuore, mentre imparo l’educazione, che qualcuno le insegni l’onestà. Ha presente, quella cosa che la sua famiglia evidentemente non le ha mai trasmesso. Il che è molto grave.
        Mi saluti gli amichetti insibili mi raccomando, che si offendono e la condannano all’eternità di dolore se non fa precisi gesti scaramantici all’aria e se non dice una precisa sequenza di consonanti e vocali in una specifica lingua.

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